Le note di una melodia celestiale incise sulle pietre del bugnato della facciata di un’antica chiesa di Napoli, una delle più belle e importanti della città. L’edificio è la Chiesa del Gesù Nuovo, eretta tra il 1584 e il 1601 ad ovest dell’antico decumano inferiore e della Porta Reale realizzata dagli Angioini. Al suo posto in precedenza esisteva un sontuoso palazzo dei Sanseverino abbattuto completamente dai Gesuiti, che ne conservarono solo la facciata a bugne ed il prezioso portale marmoreo rinascimentale.
Fu così che la facciata di palazzo Sanseverino divenne la facciata della chiesa. Questa facciata è caratterizzata appunto da bugne a punta di diamante, una sorta di piccole piramidi aggettanti verso l’esterno, precedentemente usate soprattutto nel nord della penisola. Le bugne della Chiesa del Gesù Nuovo però presentano degli strani misteriosi segni incisi dai “tagliapietra” napoletani che avevano sagomato la durissima e scura pietra di piperno, segni che tradizionalmente venivano interpretati come segni esoterici o, più semplicemente come sigle delle diverse squadre di lavoro in cui erano suddivisi gli operai. Invece si trattava di ben altro!
Recentemente, proprio nel 2010, uno storico dell’arte, Vincenzo De Pasquale, insieme a due musicologi ungheresi, Csar Dors e Lòrànt Réz, hanno identificato nelle lettere aramaiche incise sulle bugne, note di uno spartito da leggersi da destra verso sinistra e dal basso verso l’alto. Si tratta di un concerto per strumenti a plettro della durata di quasi tre quarti d’ora. Gli studiosi che l’hanno decifrato hanno, giustamente, attribuito a questo concerto il titolo di Enigma e l’hanno trascritto per organo. Tra i primi a dare la notizia Pietro Treccagnoli per Il Mattino. “Il Gesù Nuovo, scrive, “non è solo un capolavoro dell’arte barocca che nei secoli ha sedotto studiosi e viaggiatori. Non è solo il tempio di una fede che da controriformistica si è trasformata in schietta devozione popolare. Non è neanche solo una cartolina di Napoli che, anni fa, finì sul retro delle diecimila lire. Non è nemmeno il semplice contraltare dell’ascetico e gotico monastero di Santa Chiara. È questo, ma è anche un pentagramma a cielo aperto…”
Il quotidiano riporta anche il racconto dello storico dell’arte: “Gli stessi Sanseverino» spiega De Pasquale «fecero incidere dei simboli musicali nel loro palazzo a Lauro di Nola e un codice armonico misterioso è sulla facciata di palazzo Farnese a Roma”. Come mai, però, s’era persa la memoria delle «note aramaiche»? De Pasquale attribuiesce la responsabilità alla Controriforma che definì nuove e rigide norme per la pittura e per l’arte in genere, cancellando a poco a poco le tracce di originalità terrene che collidessero con le verità trascendenti del cattolicesimo tridentino. E i gesuiti furono i baluardi della nuova catechesi. Ironia della sorte, ad aiutare De Pasquale nella soluzione del problema è stato proprio un padre gesuita ungherese, Csar Dors, della lontana Eger, esperto di aramaico. Così ora tutti possiamo tranquillamente ascoltare la dolce melodia rinascimentale della Chiesa del Gesù Nuovo!
da: www.goolliver.com
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